Parliamo di migrazione e Key Concepts, perché approfondire che cosa si cela dietro un comportamento animale aiuta tutti noi a capire meglio anche le posizioni di chi studia le specie selvatiche per conservare un patrimonio collettivo. Posizioni che, spesso, vengono liquidate come vessatorie, infondate e volte esclusivamente a ostacolare la pratica dell’attività venatoria.
Teniamoci invece aggiornati per poter discernere con coscienza quello che, di volta in volta, ci dice la scienza sugli uccelli migratori, che hanno un ruolo centrale nel modellare la struttura e la funzionalità degli ecosistemi
La migrazione (movimento stagionale tra due aree lungo un percorso preciso – fly way) è un fenomeno onnipresente nel mondo animale. Ogni anno miliardi di animali si spostano da una parte all’altra del pianeta per sfruttare le risorse alimentari, per trovare i migliori terreni di riproduzione e, più in generale, per minimizzare l’esposizione a climi estremi.
Tale fenomeno è stato descritto in una grande varietà di taxa, tra cui insetti, pesci e mammiferi. Tuttavia, gli spettacolari viaggi intrapresi dagli uccelli li hanno resi il modello preferito per gli studi sulla migrazione. Gli uccelli migratori hanno infatti un ruolo centrale nel modellare la struttura e la funzionalità degli ecosistemi, collegando aree geograficamente anche molto distanti e trasportando con loro sostanze nutritive, pollini, semi e organismi quali piccoli invertebrati e microrganismi, compresi i patogeni.
Il fenomeno migratorio
Pur essendo molto diffuso, l fenomeno migratorio non riguarda tutti gli uccelli. A volte, all’interno di un gran numero di specie, capita che non tutti gli individui migrino.
Le specie residenti vivono tutto l’anno nella stessa area, sfruttando le risorse disponibili localmente. Gli uccelli di alcune specie non sempre decidono di spostarsi: sono detti migratori facoltativi. Questi possono intraprendere una migrazione più o meno importante ma anche rimanere nei loro territori d’origine, in risposta alla disponibilità di cibo o alle condizioni meteorologiche.
Poi ci sono i migratori parziali, in cui una parte di una popolazione migra mentre l’altra è sedentaria durante tutto l’anno. Infine, ci sono i migratori obbligati, ossia le specie che presentano una migrazione regolare e programmata, in cui gli individui si spostano tra aree di riproduzione e aree di svernamento.
La fenologia degli spostamenti
Tra gli studi sulla migrazione, particolare interesse hanno sempre avuto le indagini relative alla tempistica (fenologia) degli spostamenti. In effetti, i tempi di migrazione hanno un ruolo fondamentale e devono essere finemente sintonizzati con le condizioni ambientali nelle aree di partenza, lungo le rotte migratorie e nelle aree di arrivo.
Il ciclo vitale annuale di una qualsiasi specie migratrice (in particolare quelle obbligate e a lunga distanza) è caratterizzato da diverse fasi. Le attività prenuziali, lo sviluppo parziale delle gonadi, la migrazione verso i territori di riproduzione, l’attività riproduttiva, la muta postnuziale e il ritorno verso le aree non riproduttive.
La data di arrivo nelle aree atte alla riproduzione è molto importante in quanto gli individui che arrivano prima, di norma, possono sfruttare appieno le risorse del territorio e, di conseguenza, avere un più alto successo nell’accoppiamento e di sopravvivenza della prole.
Lo studio della fenologia migratoria si è dimostrato rilevante anche per valutare la resilienza dei migratori ai cambiamenti climatici. Ad esempio, le tempistiche di arrivo non possono essere anticipate troppo dagli uccelli, in quanto potrebbero essere esposti a periodi di maltempo e/o di condizioni ambientali avverse, che ostacolerebbero le loro prospettive di sopravvivenza. Allo stesso modo, dopo la riproduzione devono lasciare i luoghi di riproduzione prima dell’arrivo di condizioni ambientali sfavorevoli. Devono anche raggiungere le zone non riproduttive in tempo per tutte le fasi del loro ciclo vitale annuale, necessarie per essere pronti a migrare nuovamente.
È importante sottolineare anche che la migrazione autunnale è notevolmente meno studiata rispetto a quella primaverile.
Per una migliore gestione dell’avifauna
Un’adeguata valutazione dei tempi di migrazione è estremamente importante anche (e soprattutto) per la gestione e la conservazione degli uccelli. L’articolo 7.4 della Direttiva dell’Unione europea 2009/147/CE (direttiva Uccelli) stabilisce che deve essere garantita la protezione completa degli uccelli migratori cacciabili “durante il loro ritorno ai luoghi di riproduzione”. Ciò ha portato all’elaborazione del documento Key Concepts of article 7(4) of Directive 79/409/EEC (Concetti chiave dell’articolo 7, paragrafo 4, della Direttiva 79/409/CEE), avviato dal comitato Ornis nel 1998 per riconoscere la necessità di avere un’interpretazione più chiara dell’articolo 7, paragrafo 4 e delle sue modalità di applicazione.
Il documento contiene le date (in decadi) del periodo riproduttivo e, per gli uccelli migratori, della migrazione prenuziale per ciascuna specie dell’allegato II per Stato membro. Il documento finale è stato completato nel 2001. Attraverso questo, la Commissione europea chiede agli Stati membri di indicare il periodo orientativo di dieci giorni (decade) durante il quale si verifica l’inizio della migrazione prenuziale.
Questo è un punto fondamentale: l’inizio della migrazione e non il periodo in cui è coinvolta la fetta più grande della popolazione di ogni specie migratoria cacciabile.
Questo approccio per singolo Stato ha portato a discrepanze tra i vari Paesi membri anche alle stesse latitudini, in particolare a causa delle diverse metodologie applicate per distinguere gli individui che migrano da quelli residenti nelle specie migratrici parziali e a breve distanza, che rappresentano la maggioranza nell’elenco proposto nella Direttiva.
Gli anelli raccontano
La maggior parte delle conoscenze attuali sul fenomeno della migrazione si basa sui dati forniti dall’attività di inanellamento. Questo metodo di ricerca risale al 1899 e che si basa sulla marcatura individuale mediante anelli metallici, con un codice alfanumerico univoco, chiusi sul tarso del volatile.
L’inanellamento degli uccelli è ancora uno dei metodi più diffusi nelle ricerche ornitologiche in tutto il mondo, poiché è poco costoso, adatto a tutte le specie e ideale per studi a lungo termine e su larga scala. Purtroppo, è stato da tempo riconosciuto che lo sforzo di campionamento nella raccolta dei dati di inanellamento, così come la probabilità di recuperare degli individui inanellati, sono ampiamente disomogenee nello spazio e nel tempo. Proprio per evitare errori marchiani, le analisi dei dati di inanellamento devono tenere in considerazione questa difformità.
Recentemente, alcune delle contestazioni relative all’attività di inanellamento, soprattutto quelle riferite all’inadeguata conoscenza della distribuzione geografica delle specie, sono stati superati grazie alla diffusione della citizen science. Ossia la raccolta di dati mediante il coinvolgimento di un pubblico di volontari (birdwatcher, cacciatori o ornitologi).
I dati della citizen science hanno acquisito importanza negli ultimi anni grazie alle tecnologie moderne (ad esempio smartphone e internet) che permettono di raccogliere, trasmettere e archiviare grandi quantità di informazioni, potenzialmente anche più grandi di quelle fornite dai singoli dati dell’inanellamento.
Tuttavia, l’uso dei dati della citizen science nel campo dell’ornitologia è salito alla ribalta solo di recente poiché fino a oggi i metodi di raccolta e di analisi non erano sufficientemente robusti per essere sfruttati a pieno vantaggio da chi si occupa di ricerca scientifica.
Focus sul tordo bottaccio
Un lavoro recentissimo e innovativo condotto da Ispra e dal dipartimento di Scienze e Politiche ambientali dell’Università di Milano ha convalidato un nuovo metodo robusto per l’analisi dei tempi di migrazione degli uccelli utilizzando dati di inanellamento e di citizen science, superando i limiti fino a oggi contestati.
A tale scopo, i ricercatori hanno sfruttato i dati di inanellamento del tordo bottaccio (Turdus philomelos) inclusi nella Banca dati di inanellamento degli uccelli del Centro italiano di inanellamento Ispra e i dati della citizen science inclusi nel portale eBird per indagare i tempi di migrazione sulla penisola italiana, le tre grandi isole più vicine (Sicilia, Sardegna e Corsica) e il Canton Ticino (parte meridionale della Svizzera).
In particolare, i ricercatori hanno cercato di valutare, confrontando le due banche dati, le date in cui una certa proporzione di individui ha raggiunto una determinata località (per la migrazione prenuziale) o doveva ancora lasciarla (per la migrazione postnuziale).
L’analisi ha permesso di identificare l’inizio della migrazione prenuziale del tordo bottaccio in Italia già nella prima decade di gennaio, coerentemente con il periodo riportato nel documento Key Concepts. Per quanto riguarda l’analisi dei tempi conclusivi della migrazione postnuziale, le date relative al territorio italiano hanno indicato come termine di riferimento la prima decade di novembre.
Per una valutazione corretta
Valutare l’inizio di una migrazione solo su un numero limitato di siti (ed estendere il risultato all’intero Paese) può essere fuorviante, soprattutto quando è necessario identificare i primi movimenti migratori per scopi gestionali (come nel caso dei Key Concepts).
La corretta identificazione dell’inizio della migrazione prenuziale, o primaverile, è fondamentale per garantire il pieno rispetto dell’articolo 7.4 della direttiva Uccelli e per garantire la protezione di un’importante componente delle popolazioni di uccelli durante un periodo critico e ad alto dispendio energetico del loro ciclo vitale. Infatti, i primi migratori sono per lo più maschi adulti che raggiungono per primi le zone di nidificazione.
Questo anticipo della migrazione prenuziale, come già accennato, in conseguenza degli effetti dei cambiamenti climatici che rendono idonee le aree riproduttive in tempi più precoci rispetto al passato, permette di occupare “per primi” i territori migliori. Ciò non fa che aumentare e anticipare le possibilità di accoppiamento producendo, di norma, una fitness riproduttiva migliore. Di solito, questi individui a migrazione precoce appartengono anche a quelle sottopopolazioni che decidono di nidificare alle latitudini più basse. Aree queste, dove le condizioni ecologiche idonee alla riproduzione sono raggiunte prima di territori più settentrionali.
Ciò implica che una stagione di caccia prolungata non eserciterà mai una pressione uniforme e priva di rischi su una specie migratrice, poiché questa attività avrà un impatto, potenzialmente critico nel medio-lungo periodo, su alcune parti della popolazione che ricoprono un ruolo demografico chiave nella biologia della specie medesima.
Per approfondire
Ambrosini, R., Imperio, S., Cecere, J.G. et al. – Modelling the timing of migration of a partial migrant bird using ringing and observation data: a case study with the Song Thrush in Italy. Mov Ecol 11, 47 (2023).
Fonte: Caccia Magazine https://search.app/7xJJd