L'Italia nelle mani degli opportunisti, fermate questo maledetto Piano di controllo del colombaccio

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Il dubbio sollevato dalle Associazioni venatorie e non solo sull’attendibilità dei pareri ISPRA non nasce da critiche infondate, voler costituire a tutti i costi un piano di controllo a partire da dati che fanno comodo è perdente, poi ci si pone alle critiche. Sono sempre più frequenti politiche ambientali, provvedimenti, iniziative e attività preparate e istituite da personale forse incompetente, malgrado i tempi moderni richiedano professionisti realmente preparati e consapevoli.

Il Piano quinquennale di controllo della Regione Emilia Romagna prot. n.1023323 deliberato dalla Giunta è privo di fondamenti scientifici. Il controllo in deroga, con la quale si fa eccezione da quanto stabilito nella Direttiva Uccelli (79/409/CE), non è consentito in mancanza del monitoraggio scientifico con il quale è possibile stabilire l’entità numerica necessaria al contenimento sostenibile della specie. Il prelievo stabilito in 11.000 colombacci e per cinque anni viola dunque la legge europea (2009/147/CE) e della Costituzione italiana che tutela gli uccelli, Art. 9 della Costituzione n. 1 dell’11 febbraio 2022 – attribuisce alla Repubblica il compito di tutelare l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi. È evidente, quindi, che con l’inserimento degli animali in Costituzione viene garantita tutela. Urgente, da parte delle Associazioni venatorie sollecitare interrogazione al Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida, al (CTFVN) Comitato Tecnico Faunistico-Venatorio Nazionale.

L’attività venatoria, il cacciatore, è l’unica entità costantemente presente sul territorio a garanzia dell’equilibrio biologico della fauna selvatica. La caccia al colombaccio è consentita da ISPRA, nel rispetto dell’arco temporale, dal 1° ottobre fino al 10 febbraio, togliere dal calendario due mezze giornate in preapertura in favore del prolungamento al 31 gennaio o al 10 febbraio, è la soluzione più idonea e meno indolore, quindi indispensabile avvalersi della caccia per regolare con estrema efficacia il contenimento della specie. Rimane però incomprensibile il Piano di controllo se poi si chiude la caccia al colombaccio il 15 gennaio.

Se in una popolazione selvatica viene alterata e in maniera significativa l’entità demografica, non si corre soltanto il rischio di depauperazione di una specie, ma certamente il rischio di alterare il ciclo riproduttivo di altre specie e l’allontanamento definitivo di numerose altre specie dal territorio. Ad esempio, il colombaccio nidifica quasi esclusivamente nelle stesse aree dove nidifica anche il falco lodolaio, i nidi di colombaccio e di lodolaio sono distribuiti in alberi  tra loro vicini, più o meno di cinquanta metri, ma contrariamente a quanto si può pensare, è il colombaccio a fare il nido vicino al nido del lodolaio, per il semplice motivo che il falco lodolaio fà da “ombrello” agli attacchi delle cornacchie puntualmente scacciate. Quindi rilevante e molto importante è la conservazione dei nidi del colombaccio e del lodolaio, nel merito è certamente esaustivo lo studio scientifico del Prof. Giuseppe Bogliani, famoso Zoologo del dipartimento di Scienze della Terra e dell’Ambiente Università di Pavia.

Con l’attuazione del Piano di controllo del colombaccio rischiamo l’allontanamento del falco lodolaio per la mancanza di una fonte importante di cibo, il colombaccio. L’assenza del falco e non solo del lodolaio, provoca però forte incremento della popolazione di arvicola terrestri, animali che si cibano principalmente di erbe, semi e altre parti vegetali come le radici che trovano nei seminati, provocano un danno molto più rilevante di quello attribuito al colombaccio nel Piano di controllo. Tutto ciò a significare di evitare l’approccio di sfruttamento eccessivo e irresponsabile delle risorse, che ha portato a una grave perdita di habitat e alla scomparsa di numerose specie animali e vegetali.

 la scienza è una attività propriamente umana, che non può essere condizionata, nelle proprie scelte, dalla politica. Formuliamo ipotesi e analizziamo i dati, ma non siamo liberi di pensare e riflettere sulle proprie azioni e di poterle seguire. Purtroppo viviamo in un mondo dove siamo influenzati dalle azioni e dalle conseguenze, del resto basta poco a incidere sulla capacità di scegliere. Se constatare che il libero arbitrio non esiste è così pericoloso è forse meglio mantenere in piedi la sua illusione per la tenuta della società? Certamente no. Una persona che sa scegliere, in piena libertà, di non uccidere decine di migliaia di animali è in una posizione diversa da una persona che decide di sbagliare perché è condizionata, nelle proprie scelte, dalla politica, dall’ambiente che ci circonda e dagli interessi.

Fermate questo maledetto Piano di controllo, esistono efficaci alternative molto meno impattanti delle schioppettate.

Palombe.it  – Vasco Feligetti