La stampa di queste ore strimpella il Calendario della Venaria umbra 2025/26: pre/apertura sì, ma Colombaccio no; e la Beccaccia? infilata in un sacco pieno di nodi. Come ogni anno, qualche cacciatore lo legge e si scompiscia dalle risate; qualcun altro bercia illazioni stracciandosi la mimetica e altri ancora fanno spallucce. Perché è così che va il mondo fra chi vive di emozioni senza prezzo. Certo, se la domanda fosse formulata “a capoccia” per conoscere le aspettative personali di ciascun appassionato/contribuente sul “suo” Calendario immaginario, si sa, ne uscirebbero delle belle! Ma torniamo a noi. La nuova compagine politica uscita dalle urne dell’ Umbria dopo le consultazioni regionali dello scorso novembre, tuttavia, avendone facoltà, ha scelto. Come tutti i politici che si rispettano, indipendentemente dal colore partitico della casacca, e con la loro bella “Delega alla Caccia”, anch’ essi come tutti i loro predecessori, sciorinano a chi ne possiede “licenza” le cose che dovranno fare per l’ intera stagione venatoria. Semmai ci sarebbe da dire che costoro, come chi li ha preceduti, non si alzano alle cinque come noi per andare a caccia e che, da quando è stata abolita la leva militare, un fucile non l’ hanno imbracciato neppure al tiro a segno della fiera di strapaese.
Sta di fatto che, anche quest’ anno, la discussione della bozza del Calendario si apre all’ insegna delle invenzioni. Oddio, sono lustri che d’ invenzioni ne vediamo di tutti i colori. Tanto che l’ estro pare la chiave di volta indispensabile al politico di turno per farsi ricordare…per sempre! E così la nobile & selvatica Streptopelia Turtur, pare che possa segnare il passo a favore della proletaria & rozza Tortora dal collare orientale; ergo, a far da surrogato, toccherebbe quest’ anno anche al Piccione domestico. Tutto tassativamente in deroga, per carità. E ai Turdidi e all’ Alzavola che non hanno controfigure cosa succederà, di grazia? Semplice: disponibilità della regione alla chiusura del loro prelievo al 31 gennaio. E al Tordo bottaccio relegato dai soloni delle idee al codice rosso del pronto/soccorso, alla Quaglia sparita come per incanto dal prelievo dell’ 11 settembre cosa succederà? Calma! Sentiamo prima cosa dice l’ ISPRA, il carrozzone che ha sostituito il “Laboratorio di Zoologia applicato alla Caccia”, poi l’ “Istituto Nazionale di Biologia della Selvaggina” e infine l’ “Istituto Nazionale della Fauna Selvatica” (INFS) dove tutti, dal direttore fondatore, Prof. Alessandro Chigi, all’ addetto alle pulizie andavano a caccia. In ISPRA, invece, a caccia non ci va nessuno…neppure il portinaio. Amen. Al di là di ciò, dalla bozza di questo “nuovo” Calendario Venatico regionale da circo equestre, di cosa dovrei preoccuparmi? Sperare solo che i nuovi inquilini di Palazzo Cesaroni siano a conoscenza che l’ ISPRA dispensa pareri obbligatori che non sono vincolanti? Guardate che ne ho abbastanza, sapete, di essere obbligato a cercare “campo” per aggiornare l’ app, e lasciar perdere siti dove bazzica selvaggina, ma manca il segnale… Voi che decidete senza praticare, conoscete per caso l’ esatto significato dell’ acronimo ZRC? Ricordatevi che ripopolamento e cattura sono due sostantivi della lingua italiana, mica di quella del Sol Levante…Avete mai letto il libercolo INFS voluto dalla riforma 157/92? Lo sapete o no che senza conoscerne a menadito i criteri citati è impossibile per chiunque applicare la Programmazione e la Pianificazione di cui siete investiti istituzionalmente? Ma la L.R. 14/92 l’ avete mai sfogliata? Adesso tocca a voi, sapete… E’ possibile parlare di territorio “libero” quando esso non esiste più dal 1992? Questo e altro, se non verrà immediatamente modificato, rischia di portare la Venaria umbra su…scherzi a parte! Conoscete il RR 6/2008? Se non lo conoscete, studiate! perché ne avete un gran bisogno… Così dicasi per il Titolo V della Costituzione, mai applicato da oltre 12 anni! Le province sono declassate a favore dei Comuni, in nome della Sussidiarietà e del Volontariato, criteri tanto cari alla Venaria e alla corretta fruizione del territorio auspicata dal lontano 1992. Ecco perché, cari politici del campo/largo, non mi piace la bozza del vostro Calendario 2025/26 che avete discusso in queste ore. Ma ciò che mi farà andare in bestia, sarà la data della sua pubblicazione, qualora non risultasse legittimata “entro e non oltre il 15 giugno”. Ciò, non solo sarebbe contra legem, ma aprirebbe la porta ancora una volta a ricorsi che finirebbero per ledere inquietantemente gli interessi dei cacciatori/contribuenti. Gli stessi che, grazie alla loro passione pagata a peso d’ oro, permettono la vostra sopravvivenza all’ interno dell’ amministrazione pubblica. E ciò sarebbe imperdonabile. Specialmente per voi.
Prof. Sergio Gunnella // ACR/CONFAVI UMBRIA