Il Piano di controllo del colombaccio in Emilia-Romagna solleva dubbi sia sul piano gestionale che etico. Prevede l’abbattimento di 55.000 capi, oltre a un numero imprecisato di giovani destinati a morire nei nidi per mancanza di cure parentali. Questo intervento, privo di una solida base scientifica, rischia di impoverire la specie e di compromettere l’equilibrio ecologico.
Preoccupa il silenzio delle Associazioni anticaccia, che dovrebbero opporsi con fermezza a un’azione così impattante sulla fauna selvatica. Inoltre, derogare al Piano aumentando le giornate di caccia nel calendario venatorio non fa che limitare il danno riconducibile al colombaccio. Tuttavia, la pressione esercitata su questa specie per cinque mesi non solo ne favorisce l’allontanamento, ma ha anche ripercussioni negative su molte altre specie, causando un forte danno all’intero ecosistema.
La Costituzione italiana, con la modifica dell’articolo 9 del 2022, impone la tutela della biodiversità e degli animali. È dunque essenziale che ogni decisione in materia di gestione faunistica sia basata su dati scientifici e non su convenienze di parte. È urgente che le Associazioni venatorie e le Associazioni a tutela degli animali prendano posizione e che venga avviato un dibattito pubblico per garantire una gestione sostenibile della fauna selvatica, evitando che il controllo si trasformi in una mera concessione agli interessi di parte, senza alcuna reale correlazione con i danni attribuiti al colombaccio.
Palombe.it – Vasco Feligetti